Oración , Preghiera , Priére , Prayer , Gebet , Oratio, Oração de Jesus

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CATECISMO DA IGREJA CATÓLICA:
2666. Mas o nome que tudo encerra é o que o Filho de Deus recebe na sua encarnação: JESUS. O nome divino é indizível para lábios humanos mas, ao assumir a nossa humanidade, o Verbo de Deus comunica-no-lo e nós podemos invocá-lo: «Jesus», « YHWH salva» . O nome de Jesus contém tudo: Deus e o homem e toda a economia da criação e da salvação. Rezar «Jesus» é invocá-Lo, chamá-Lo a nós. O seu nome é o único que contém a presença que significa. Jesus é o Ressuscitado, e todo aquele que invocar o seu nome, acolhe o Filho de Deus que o amou e por ele Se entregou.
2667. Esta invocação de fé tão simples foi desenvolvida na tradição da oração sob as mais variadas formas, tanto no Oriente como no Ocidente. A formulação mais habitual, transmitida pelos espirituais do Sinai, da Síria e de Athos, é a invocação: «Jesus, Cristo, Filho de Deus, Senhor, tende piedade de nós, pecadores!». Ela conjuga o hino cristológico de Fl 2, 6-11 com a invocação do publicano e dos mendigos da luz (14). Por ela, o coração sintoniza com a miséria dos homens e com a misericórdia do seu Salvador.
2668. A invocação do santo Nome de Jesus é o caminho mais simples da oração contínua. Muitas vezes repetida por um coração humildemente atento, não se dispersa num «mar de palavras», mas «guarda a Palavra e produz fruto pela constância». E é possível «em todo o tempo», porque não constitui uma ocupação a par de outra, mas é a ocupação única, a de amar a Deus, que anima e transfigura toda a acção em Cristo Jesus.

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quarta-feira, 31 de agosto de 2011

Teofane il Recluso : la preghiera non si compie una volta sola e s’interrompe, ma è uno stato dello spirito, continuo ed ininterrotto, analogo al respiro ed al battito del cuore, che sono continui ed incessanti.


III
 
Io vi ho spiegato brevemente due aspetti o due gradi della preghiera: quella letta, che consiste nel pregare con parole altrui, e quella individuale o mentale, allorché ci eleviamo al Signore con la mente attraverso il pensiero di Dio, consacrando tutto a lui ed invocandolo spesso con tutto il cuore. Esiste però un terzo aspetto o grado della preghiera ed è proprio in esso che consiste la preghiera autentica ed a cui i due precedenti servono solo come preparazione. Essa è il rivolgersi incessantemente a Dio della mente e del cuore con calore interiore o ardore di spirito. È questo un traguardo a cui deve giungere la preghiera ed un fine che deve proporsi chiunque ad essa si dedichi, affinché i suoi sforzi non siano inutili.
 
Tenete presente ciò che della preghiera si legge nella scrittura: “Vegliate e pregate”, dice il Signore[3]; “Siate sobri e vegliate”, insegna l’apostolo Pietro[4]; “siate assidui nella preghiera e che essa vi mantenga vigilanti”[5]; “Pregate incessantemente”[6], “Vivete nella preghiera e nelle orazioni, pregate in ogni momento nello Spirito”[7]. È questa la raccomandazione dell’apostolo Paolo, il quale in altri passi ci spiega anche la ragione per cui così è e deve essere: infatti “la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio”[8] e “lo Spirito di Dio vive in noi”[9] … “per cui noi invochiamo: Abba Padre”. Da tutte queste indicazioni e raccomandazioni è evidente che la preghiera non si compie una volta sola e s’interrompe, ma è uno stato dello spirito, continuo ed ininterrotto, analogo al respiro ed al battito del cuore, che sono continui ed incessanti.
 
Voglio spiegarvi tutto ciò con un esempio. Il sole sta al centro ed attorno ad esso si muovono i pianeti attratti verso di lui e rivolti a lui con una qualsiasi loro parte. Ciò che nel mondo materiale è il sole, in quello spirituale è Dio, il sole dello spirito. Trasferite il vostro pensiero al Cielo, che cosa vedrete? Gli Angeli, i quali, secondo le parole del Signore, vedono sempre il volto del loro Padre celeste. Tutti gli spiriti incorporei e tutti i Santi in Cielo sono rivolti verso Dio, a lui volgono gli sguardi del loro spirito e non vogliono allontanarli da lui a causa dell’indicibile beatitudine che deriva loro dalla contemplazione di Dio. Ma ciò che gli Angeli ed i Santi fanno in Cielo, a noi spetta imparare a compiere sulla terra, abituarci cioè a stare, come gli angeli, incessantemente in preghiera dinanzi a Dio nel nostro cuore. Soltanto chi riuscirà in ciò, sarà veramente dedito alla preghiera. Come ci si rende degni di una così grande grazia? Risponderò in breve a questa domanda: dobbiamo instancabilmente impegnarci nella preghiera, sforzandoci con zelo e con l’animo pieno di speranza, di raggiungere, come la terra promessa, l’ardore dello spirito nell’attenzione continua rivolta a Dio. Impegnati nella preghiera e, pur chiedendo nella preghiera tutto, chiedi particolarmente di raggiungere questo grado supremo della preghiera – l’ardore dello spirito – e certamente otterrai ciò che chiedi. Ci assicura di ciò San Macario l’Egiziano, che sopportò concretamente la fatica della preghiera, ma ne raccolse anche i frutti. “Se non hai il dono della preghiera – egli dice – sforzati nella preghiera ed il Signore, vedendo il tuo impegno e giudicando, in base alla tua sofferenza, quanto ardentemente desideri questo bene, ti concederà la preghiera”[10]. Lo sforzo, s’intende, solo sino a questo limite. Quando la fiamma si accenderà – e di essa parla il Signore: “Sono venuto sulla terra a portare il fuoco e vorrei che esso ardesse quanto prima”[11], – verrà meno la fatica e comincerà una preghiera facile, libera e fonte di conforto.
 
Non dovete pensare che si tratti di una condizione di spirito molto elevata, irraggiungibile per gli uomini di questo mondo. È in realtà una condizione elevata, che tutti però possono raggiungere. Infatti ognuno di noi alle volte sente durante la preghiera affluire nel cuore calore e zelo, quando l’anima, staccatasi da tutto, entra profondamente in se stessa e prega con ardore. Questa discesa temporanea, se così possiamo dire, dello spirito della preghiera, deve trasformarsi in una condizione costante e cosi si raggiungerà il traguardo della preghiera.
 
Il mezzo per conseguire questo fine è, come ho già detto, l’impegno nella preghiera. Quando si sfregano fra loro due pezzi di legno, si riscaldano e provocano il fuoco. Così, se si sfrega l’anima nell’orazione, essa sprigionerà infine lo spirito della preghiera. La fatica della preghiera costituisce il giusto completamento delle due precedenti forme di preghiera, di cui ho già parlato, cioè dell’adempimento devoto, accompagnato da attenzione e sentimento, delle nostre orazioni e dell’insegnare all’anima di elevarsi spesso a Dio rivolgendo a lui il nostro pensiero, attribuendo tutto a gloria di Dio ed invocandolo dal profondo del cuore. Anche se noi preghiamo la mattina e la sera, la distanza di tempo rimane sempre grande. Se soltanto in questi momenti della giornata ci rivolgiamo a Dio, per quanto intense siano le nostre preghiere, nel corso della giornata e della notte il vantaggio ricavatone si disperde e quando nuovamente ci accingiamo a pregare, l’anima è fredda e vuota, come prima. Anche se di nuovo preghiamo con fervore, tuttavia, raffreddandoci e distraendoci, che vantaggio ne ricaviamo? È la stessa cosa che costruire e distruggere; fatica e solo fatica. Se ci proponiamo di recitare con attenzione e sentimento le nostre orazioni non solo mattina e sera, ma, inoltre, ci esercitiamo ogni giorno nel pensiero di Dio ed attribuiamo a sua gloria ogni nostra azione e lo invochiamo spesso dall’intimo del cuore con brevi giaculatorie, noi riempiremo il lungo intervallo, che divide la preghiera mattutina da quella serale e viceversa, rivolgendoci spesso a Dio. Non sarà ancora la preghiera incessante, ma una preghiera spesso ripetuta e quanto più spesso si ripeterà, tanto più vicina sarà all’orazione ininterrotta. Questa fatica segna il passaggio a quest’ultima, come un gradino necessario.
 
Supponiamo infatti che voi adempiate a questo impegno ogni giorno, senza mai ometterlo, infaticabilmente, che cosa accadrà nell’anima vostra? Il pensiero di Dio genera il timore di Dio. Infatti quest’ultimo consiste nel raggiungere con pensiero riverente e nell’accogliere nel profondo del cuore le infinite perfezioni ed operazioni divine.  Con l’attribuire ogni nostra azione a gloria di Dio, sorge in noi il ricordo del Signore, il che significa camminare davanti a Lui. Ciò non è altro che ricordare, qualsiasi cosa noi si faccia, che ci troviamo davanti a Dio. Infine, le soventi invocazioni del nome di Dio, o comunque i sentimenti di devozione verso Dio che sgorgano dal nostro cuore, si trasformano in continua, muta, affettuosa, calda implorazione del nome di Dio. Quando l’anima è santificata    dal ricordo del Signore o ha l’abitudine di camminare davanti a Dio ed accarezzare affettuosamente nel cuore il dolcissimo nome di Dio, allora necessariamente nel cuore s’accende anche quel fuoco spirituale, di cui ho parlato all’inizio, che sarà all’origine di una profonda pace, di un incessante equilibrio, e di viva ed attiva vigilanza. L’uomo partecipa allora di quello stato, oltre al quale sulla terra non possono andare i suoi desideri: esso è l’autentico preannuncio di quella condizione beata che ci attende nel futuro. Si realizza in questo caso ciò di cui parla l’apostolo: “La nostra vita è nascosta con il Cristo in Dio”[12].
 
Cercate di raggiungere questi tre obiettivi con la fatica della preghiera. Essi da soli sono il compenso della fatica e nello stesso tempo la chiave del tempio nascosto del Regno dei Cieli. Aprendo con essi la porta, vi si entra e si giunge ai gradini del Trono di Dio e ci rendiamo degni di ascoltare una parola di approvazione dal Padre Celeste, del suo contatto e del suo abbraccio, grazie al quale tutte le ossa diranno: “Signore, Signore, chi è simile a te?”. Chiedete questo nella fatica della preghiera e ciascuno sospiri: “Quando giungerò e mi presenterò dinanzi al tuo volto, Signore? Il mio volto t’ha cercato, cercherò, o Signore, il tuo volto”.
 
Risponderò in breve a quanti desiderano sapere come perfezionarsi nel timor di Dio, nel ricordo di Dio e nell’affettuosa e continua invocazione del nome del Signore. Cominciate a cercare e questo sforzo v’insegnerà come trovare. Soltanto è necessario attenersi ad un principio: allontanare tutto ciò che in questa ricerca sia d’impedimento, attenersi invece con impegno a quanto possa esserle di giovamento. La pratica insegnerà questa distinzione. A questa indicazione aggiungerò solo il seguente consiglio. Quando incomincerete a provare nel cuore un tepore simile a quello che sente il corpo quando è avvolto dal calore, o quando comincerete a comportarvi di fronte a Dio così come davanti ad un personaggio importante, con timore ed attenzione, per non offenderlo in alcun modo, senza tenere in alcun conto il permesso di camminare e di agire liberamente, o allorché vi accorgerete che la vostra anima prova davanti al Signore ciò che la fanciulla davanti al fidanzato ch’essa ama, sappiate allora che è vicino, alle porte il Visitatore nascosto delle anime nostre, che entrerà e cenerà con voi in casa vostra.
 
Credo che queste poche indicazioni siano sufficienti come guida per coloro che cercano con zelo. Tutto ciò è stato detto con il solo scopo che quanti tra voi hanno a cuore la preghiera, ne conoscano il punto culminante, di modo che, affaticandosi poco e conseguendo un risultato modesto, non credano d’aver raggiunto il fine ultimo ed in questa illusione non vengano meno nelle fatiche e, di conseguenza, non pongano limiti all’ulteriore ascesa attraverso i vari gradi della preghiera. Come sulle vie maestre si pongono colonne, perché quanti le percorrono, sappiano quanta strada hanno percorso e quanta rimane loro ancora, così nella nostra vita spirituale ci sono indicazioni particolari che determinano i gradi di perfezione della vita. Esse sono fissate perché quanti aspirano alla perfezione, rendendosi conto del punto a cui sono giunti e del cammino che resta loro da percorrere, non si fermino a mezza strada, privandosi così del frutto delle loro fatiche, che forse è ormai vicino, purché facciano ancora due o tre passi.
 
Concludo queste mie parole con la preghiera, che sgorga dal mio cuore, che il Signore vi conceda di comprendere tutto ciò che ho detto, affinché tutti costituiate quell’uomo perfetto nella forza e nell’età, che realizza la pienezza del Cristo[13].
 
29 novembre 1864.

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terça-feira, 30 de agosto de 2011

Quattro Catechesi sulla preghiera del Vescovo Teofane il Recluso


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II

 

Ieri vi ho indicato una via per educare in voi lo spirito della preghiera. Essa consiste nell’adempimento delle nostre devozioni conformemente al loro fine. Ma si tratta solo dei primi passi dell’orazione, per cui bisogna procedere oltre. Tenete presente, ad esempio, come si studiano le lingue. Dapprima si apprendono i vocaboli ed i modi di dire sui libri. Ma non ci ferma questo risultato, poiché ci si preoccupa di andare oltre, finché si giunge al punto che da soli, senza alcun manuale, possiamo conversare a lungo nella lingua da noi appresa. Così dobbiamo procedere anche con la preghiera. Noi ci abituiamo a pregare sui libri di preghiera, recitando preghiere belle e pronte, tramandate a noi dal Signore e dai Santi Padri che ebbero una profonda esperienza della preghiera. Ma non dobbiamo limitarci a questo metodo, poiché dopo esserci abituati a rivolgerci a Dio con la mente ed il cuore sia pur grazie ad un aiuto esterno, bisogna cercare di elevarci a Lui, di modo che l’anima nostra con le sue parole inizi, per cosi dire, un dialogo con Dio, elevandosi essa stessa a Lui, aprendosi e confessandogli ciò che vi è in essa e ciò che desidera. Ed è questo che bisogna insegnare all’anima. Vi dimostrerò in breve che cosa è necessario per riuscirvi.

 

A questo risultato si giunge anche con la consuetudine di pregare sui libri di preghiera con pietà, attenzione e sentimento. Infatti come da un recipiente troppo pieno l’acqua si versa da sé, così dal cuore, che è pieno di santi sentimenti grazie alle preghiere, comincerà a sgorgare da sola la preghiera a Dio. Ma ci sono regole, particolari, destinate esclusivamente a questo fine, ed esse debbono essere praticate da chiunque desideri conseguire un risultato positivo nella preghiera.

 

Da che dipende, direte, che alle volte si prega per molti anni sui manuali di devozione e non si ha ancora la preghiera nel cuore? Tra le varie ragioni che si possono addurre, a questo proposito penso che ciò derivi in parte dal fatto che ci sforziamo alquanto di elevarci a Dio solo allorché recitiamo le nostre preghiere, mentre nel resto della giornata a Lui neppure pensiamo. Ad esempio, si terminano le preghiere del mattino e si crede di aver soddisfatto ad ogni dovere nei confronti del Signore. Durante tutta la giornata attendiamo ininterrottamente alle nostre occupazioni e neppure un pensiero rivolgiamo a Dio. Forse di sera si pensa che tra poco bisognerà di nuovo pregare. Da ciò deriva che, se anche il Signore ispira al mattino qualche buon sentimento, questo viene soffocato dalla vanità e dalle continue occupazioni della giornata. Perciò anche di sera non si desidera pregare. L’uomo non riesce a dominare se stesso al punto di rendere, sia pure un po’, meno dura la propria anima, per cui la preghiera in genere a fatica giunge a maturazione. È questo l’errore che si commette quasi tutti e che dobbiamo cor­reggere. Insomma dobbiamo fare in modo che l’anima non si rivolga a Dio solo quando preghiamo, ma che anche nel corso di tutta la giornata ininterrottamente, nei limiti del possibile, si elevi a Lui e stia con Lui.

 

Perciò è necessario in primo luogo invocare spesso dal profondo del cuore il Signore, con brevi parole, a seconda dei bisogni dell’anima e della nostra attività. Cominci a fare qualcosa, ad esempio, e dì: “Benedici, Signore!”. Alla fine di un lavoro dì: “Gloria a te, Signore!”, e non solo con la lingua, ma con il cuore. Cadi in preda ad una passione, invoca: “Salvami, Signore, perisco!”. Se ti coglie la tenebra dei pensieri che ti sconvolgono, invocalo: “Libera dal carcere l’anima mia!”. Se ti trovi di fronte ad azioni ingiuste ed il peccato ti trascina verso di esse, prega: “Dirigi i miei passi nel cammino”, oppure: “Non permettere che i miei passi finiscano nell’errore”. Se poi i peccati ti opprimono e ti portano alla disperazione, invocalo con la preghiera del pubblicano: “Signore, abbi pietà di un peccatore!”. E così nelle varie circostanze della vita. Oppure limitati a ripetere spesso le invocazioni: “Signore abbi pietà di me”; “Nostra Signora, Madre di Dio, abbi pietà di me”; “Angelo di Dio, mio custode, difendimi”, o altre che ti si presentino alla mente. Ripetile spessissimo e cerca ad ogni modo che sgorghino dal cuore, come se fossero spremute da esso. Se così agiremo, spesso la nostra mente si eleverà a Dio, con tutto il cuore, spesso ci rivolgeremo al Signore, spesso pregheremo ed in tal modo la nostra mente si abituerà alla conversazione con Dio.

 

Ma perché l’anima si abitui a queste invocazioni, è necessario costringerla precedentemente ad attribuire a gloria di Dio, ogni nostra azione, qualsiasi ne sia l’importanza. Ed è questo il secondo modo per insegnare all’anima di rivolgersi a Dio più spesso durante il giorno. Infatti se ci proponiamo come fine il comandamento degli Apostoli di compiere tutto a gloria di Dio, anche “se mangiamo e beviamo”[2], ne conseguirà inevitabilmente che in ogni nostra azione ci ricorderemo del Signore, e il nostro non sarà un semplice ricordo, ma sarà accompagnato dal timore di non comportarci correttamente e di offendere Dio con il nostro atteggiamento. In tal modo saremo costretti a rivolgerci a Dio con timore e chiederne nelle preghiere l’aiuto ed il consiglio. Poiché la nostra attività è quasi incessante, quasi senza tregua ci rivolgeremo con la preghiera a Dio, per cui anche quasi incessantemente percorreremo il cammino che ci insegna l’elevazione dell’anima a Dio tramite l’orazione.

 

Ma perché l’anima attribuisca debitamente ogni azione a gloria di Dio, è necessario predisporla a ciò dal primo mattino, proprio dall’inizio della giornata, prima che l’uomo esca per dedicarsi alle sue attività fino a sera. Questa disposizione si realizza con il pensiero di Dio. È questo il terzo modo per insegnare all’anima di rivolgersi spesso a Dio. Il pensiero di Dio consiste nella meditazione, fatta con devozione sulla qualità e sulle operazioni divine e sugli obblighi che a noi derivano dalla loro conoscenza e dal loro rapporto nei nostri confronti. Si tratta di meditare sulla bontà di Dio, sulla sua giustizia, sulla sua saggezza, sulla sua onnipotenza, onnipresenza, onniscienza, sulla creazione e sulla provvidenza, sulla redenzione compiuta da Gesù Cristo, sulla Grazia e la parola di Dio, sui sacramenti e sul Regno dei Cieli. Su qualsiasi di questi argomenti ti soffermerai, questa meditazione riempirà necessariamente il tuo animo di un sentimento di devozione verso Dio. Se, ad esempio, rivolgerai la mente alla bontà divina, vedrai che sei circondato dalla misericordia di Dio sia spiritualmente che fisicamente e saresti un pezzo di pietra se non cadessi davanti a lui effondendo la tua umile gratitudine. Se mediterai sulla onnipresenza divina, ti renderai conto che dappertutto sei al cospetto di Dio e che Egli è davanti a te, per cui non potrai non sentirti in preda ad un senso di devozione e di timore. Se mediterai sull’onniscienza divina, comprenderai che nulla di quanto accade in te, è nascosto a Dio e inevitabilmente deciderai di fare attenzione ai moti del cuore e della mente, per non offendere Dio onnisciente.

 

Se considererai le giustizia divina, ti convincerai che nessuna azione cattiva rimane impunita e non potrai fare a meno di purificarti da ogni peccato grazie alla contrizione ed alla penitenza sincera davanti a Dio. E così, qualsiasi qualità o operazione divina tu consideri, la tua anima si riempirà di sentimenti e disposizioni devote verso Dio. Così la meditazione rivolge a Dio tutta la natura dell’uomo e perciò è il mezzo più adatto per insegnare all’anima di elevarsi a Dio. Il momento della giornata più conveniente per essa è il mattino, quando l’anima non è ancora oppressa da numerose sensazioni e dalle preoccupazioni del lavoro, e precisamente subito dopo la preghiera mattutina. Al termine di questa, siediti e con la mente santificata dalla preghiera comincia a meditare oggi su una qualità o operazione divina, domani su un’altra, cosicché lo stato della tua anima corrisponda ad essa. “Và – diceva San Demetrio di Rostòv – và, santo pensiero di Dio, immergiamoci nella meditazione sulle grandi opere di Dio”, e meditava o sulla creazione o sulla provvidenza o sui miracoli del Salvatore o sulla Sue sofferenze o su altri argomenti ed in tal modo commuoveva il suo cuore e cominciava ad effondere la sua anima nella preghiera. Così può fare chiunque. Non costa molta fatica e, finché ci sia il desiderio e la decisione, i frutti ti saranno copiosi.

 

Ecco tre modi, all’infuori delle nostre orazioni quotidiane, per elevare l’anima a Dio pregando: dedicare al mattino un po’ di tempo al pensiero di Dio; attribuire a gloria di Dio ogni nostra azione e rivolgersi spesso a lui con brevi invocazioni. Se di mattina sarà fatta bene la meditazione essa lascerà in noi una disposizione profonda a pensare a Dio. II pensiero di Dio costringerà l’anima a compiere con attenzione ogni azione, sia esterna che interna e ad attribuirla a gloria di Dio. Entrambe queste vie porranno l’anima in condizione d’invocare spesso e spontaneamente il Signore. Questi tre mezzi, il pensiero di Dio, il compiere ogni azione a sua gloria e le soventi invocazioni sono gli strumenti più efficaci della preghiera mentale e del cuore. Ognuno di essi eleva l’anima a Dio. Chi si è proposto di esercitarsi in essi presto acquisterà l’abitudine di elevare a Dio il suo cuore. La fatica che costa questo sforzo, assomiglia a quella della salita su una montagna. Quanto più uno sale su un monte, tanto più liberamente e facilmente respira. E così nel caso nostro, quanto più uno si abitua all’esercizio che ho indicato, tanto più eleva l’anima, e quanto più questa ultima sale, tanto più liberamente opererà in essa la preghiera. L’anima nostra è fatta per vivere nel mondo superiore, divino. Là essa dovrebbe trovarsi incessantemente con il pensiero e con il cuore, ma il peso dei pensieri terreni e delle passioni la trascina in basso. I metodi indicati la strappano a poco a poco dalla terra e l’allontaneranno definitivamente. Quando sarà del tutto lontana, l’anima entrerà nel suo ambiente e vivrà con gioia lassù. Quaggiù vive la realtà celeste con il cuore e con il pensiero, ma successivamente con tutta la sua natura si renderà degna di stare davanti a Dio tra i cori degli Angeli e dei Santi.

 

 E di ciò vi renda degni il Signore con la sua grazia. Amìn.

 

22 novembre 1864

http://www.tradizione.oodegr.com/tradizione_index/insegnamenti/catechesisullapregteofane.htm
 

Regra de Oração de São Teófilo, O Recluso (Monge Russo)


 

www.interreligo.com / tradução: Ana Trivellato)
Regra para a oração, para quem está no caminho de uma vida para servir à Deus.
Memorizar o Salmos.
Substituir as preces longas pelas curtas.
O rosário de oração.

Você pergunta sobre uma regra de oração. Sim, é bom ter uma regra de oração devido à nossa fraqueza para que, por um lado, não nos rendamos à nossa preguiça, e por outro, limitemos nosso entusiasmo à sua medida adequada. Os maiores praticantes de oração seguiam uma regra de oração. Eles sempre começavam com preces já existentes e se, durante o curso das mesmas, uma prece se sobressaísse, eles deixariam de lado as outras e rezariam tal oração [a da prece que se sobressaiu]. Se isto é o que os grandes praticantes faziam, há todas as razões para que o façamos também. Sem preces estabelecidas, nós não saberíamos rezar, absolutamente. Sem elas, seríamos deixados inteiramente sem preces.
Contudo, as pessoas não têm que fazer muitas preces. É melhor fazer um número menor, corretamente, do que apressar-se e fazer muitas, porque é difícil manter o calor do zelo quando são feitas em excesso.
Eu consideraria as preces matinais e noturnas inteiramente suficientes. Apenas tente, cada vez, conduzi-las com plena atenção e sentimentos que correspondam.
Para obter melhores resultados, dedique um pouco do seu tempo lendo as preces separadamente. Pense sobre elas e sinta-as para que, ao recitá-las na sua regra de oração, você perceba quais os pensamentos e sentimentos sagrados estão contidos nelas. A oração não significa, apenas, que as recitemos, mas que assimilemos seu conteúdo e as pronunciemos, como se saíssem de nossas mentes e corações.
Após ter analisado e sentido as preces, procure memorizá-las. Então, você não terá que manusear seu livro [de orações] e a luz [necessária à leitura] quando for a hora de rezar; tampouco você se distrairá por qualquer coisa que veja enquanto reza, podendo, mais facilmente, manter uma súplica mais conscienciosa para com Deus. Você verá por si o quanto isto ajuda. Manter o livro com você o tempo todo e em todos os lugares [na mente e no coração] é de grande importância.
Estando assim preparado, ao realizar a prece, tome cuidado para que sua mente não vagueie nem se renda à frieza e indiferença, esforçando-se a qualquer custo para manter sua atenção e para manter o calor do sentimento. Após recitar as preces, faça prostrações, quantas quiser, acompanhadas por uma prece para qualquer necessidade que você sinta, ou usando sua prece curta [sua pequena prece] de costume. Isto prolongará um pouco seu tempo de prece, mas seu poder aumentará. Você deve orar um pouco mais, especialmente no final, pedindo perdão por desvios sem intenção e colocando-se nas mãos de Deus o dia inteiro.
Você também deve manter uma atenção especial a Deus ao longo do dia. Para isso, como já foi mencionado mais de uma vez, há uma lembrança de Deus; e para lembrar-se de Deus há preces curtas. É muito, muito bom memorizar vários salmos, recitando-os enquanto se está trabalhando ou no intervalo entre tarefas, ao invés de preces curtas. Este é um dos mais antigos costumes cristãos, mencionado e incluído nas regras de São Pacômio e Santo Antão.
Depois de passar o dia desta maneira, você deve rezar mais diligentemente e com mais concentração à noite. Aumente suas prostrações e pedidos a Deus; depois de se posicionar com as mãos unidas (no Divino) novamente, vá dormir com a prece curta nos seus lábios e durma com ela ou recite um salmo.
Que salmos você deveria memorizar ? Memorize os que tocam seu coração ao lê-los. Cada pessoa encontrará um salmo que gere mais efeito para ela. Comece com “Tem piedade de mim, meu Deus” (Salmo 51 [50]); então “Bendize o Senhor, ó minh´alma”(Salmo 103 [102]); e o “Ó minh´alma, louva o Senhor” (Salmo 146 [145]). Estes dois últimos são os hinos antífonos na Liturgia. Há também salmos no Cânone para a Comunhão Divina: “O Senhor é meu pastor” (Salmo 23 [22]); “Ao Senhor, a terra e suas riquezas, o mundo e seus habitantes” (Salmo 24 [23]); “Eu amo o Senhor, pois Ele ouve a minha voz suplicante”(Salmo 116 [114-115]); e o primeiro salmo da vigília noturna, “Ó Deus, vem libertar-me” (Salmo 70 [69]).

Há os Salmos das horas e os semelhantes. Leia o Livro dos Salmos e selecione.

Após ter memorizado todos estes, você sempre estará plenamente munido de preces. Quando algum pensamento perturbador lhe ocorrer, apresse-se em abaixar-se diante do Senhor, tanto com uma prece curta, quanto com um dos Salmos, especialmente “oh Senhor, seja atencioso ao ajudar-me”, e a nuvem perturbadora irá se dispersar imediatamente.
Aí está tudo sobre uma regra para prece. Contudo, mencionarei mais uma vez que você deveria se lembrar de todas estas ajudas e a coisa mais importante é estar diante de Deus com a mente e coração, com devoção e prostração sincera a Ele.
Pensei em algo para lhe dizer! Você pode limitar a regra de oração inteira apenas a prostrações com preces curtas e preces com suas próprias palavras. Fique em pé e faça prostrações, dizendo “Senhor, tenha misericórdia”, ou qualquer outra prece, expressando sua necessidade ou louvando e agradecendo a Deus. Você deveria estabelecer tanto um número de preces quanto um limite de tempo para a prece, ou ambos, para que você não fique preguiçoso.
Isto é necessário porque há uma certa peculiaridade incompreensível a nosso respeito. Quando, por exemplo, saímos para alguma atividade, as horas passam como se fossem minutos. Quando rezamos, contudo, mal alguns minutos se passaram e parece que estivemos rezando por um tempo muito longo. Este pensamento não é prejudicial quando rezamos segundo uma regra estabelecida; mas quando alguém reza, fazendo prostrações com preces curtas, isto apresenta grande tentação. Isto pode pôr fim a uma prece que mal começou, deixando a falsa certeza de que ela foi feita devidamente. Então, os bons praticantes deveriam utilizar rosários de preces para que não se submetessem a essa auto-decepção. Rosários de preces são sugeridos para aqueles que desejam rezar usando suas próprias preces, que não as do livro. Eles são utilizados da seguinte maneira: diga “Senhor Jesus Cristo, tenha misericórdia de mim, um pecador”, e mova uma conta do rosário entre seus dedos. Repita a prece novamente e mova uma outra conta, e assim por diante.
Faça uma prostração em cada repetição da prece, como preferir, tanto parcial (com a cintura), como a completa (estendendo-se sobre o chão); ou, para as contas pequenas, faça a prostração da cintura e, para as maiores, faça a completa no chão. A regra em tudo isto consiste em ter um número definido de repetições de preces, com prostrações às quais são adicionadas outra preces, com suas próprias palavras. Ao decidir o número de prostrações ou preces, estabeleça um limite de tempo para que você não se engane e não se apresse ao executá-las. Se você terminar antes do esperado, poderá preencher o tempo fazendo mais prostrações.
O número de prostrações que devem ser feitas para cada prece é estabelecida ao final do livro de Salmos, com seqüências em duas categorias: uma para pessoas diligentes e outra para os preguiçosos ou ocupados. Os anciães que vivem hoje conosco em sketesou kellia especiais, em lugares como Valaam ou Solovki fazem toda sua prática dessa forma. Se você tiver vontade de conhecer, agora ou em outra ocasião, você pode executar sua própria regra de prece dessa maneira. Antes disso, contudo, acostume-se a fazê-lo da maneira prescrita para você. Talvez você não precisará de uma nova regra. De qualquer forma, estou lhe enviando um rosário de preces. Experimente! Anote quanto tempo você leva nas preces matinais e noturnas, então sente-se e recite suas preces curtas com o rosário e veja quantas voltas você deu no rosário durante o tempo geralmente necessário para a prece. Faça com que seja essa a medida para sua regra. Faça isto não durante seu horário de oração habitual, mas em qualquer outro momento, embora fazendo-o com a mesma atenção. A regra de oração é então conduzida desta maneira, levantando-se e fazendo-se reverências.
Depois de ler isto, não pense que eu vou te levar para um monastério. A primeira vez que ouvi a respeito de rezar com um rosário, foi de um praticante leigo, não de um monge. Muitas pessoas leigas ou monásticas rezam desta maneira. Deveria ser adequado para você também. Quando você está recitando preces que você memorizou e elas não te tocam, você pode, neste dia, rezar usando o rosário e fazer preces decoradas num outro dia. Desta forma as coisas vão melhorar.
Repito que a essência da prece é elevar a mente e o coração a Deus; estas pequenas regras são uma ajuda. Nós não podemos progredir sem elas, em função da nossa fraqueza. Que Deus te abençoe!

http://reporterdecristo.com/regra-de-oracao-de-sao-teofano-o-recluso-monge-russo

segunda-feira, 29 de agosto de 2011

Quattro Catechesi sulla preghiera del Vescovo Teofane il Recluso

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I



In occasione della festività della Presentazione al Tempio della Vergine Santissima trovo opportuno presentarvi quattro catechesi sulla preghiera giacché in essa consiste la nostra attività principale in chiesa. Questa è il luogo della preghiera ed il terreno in cui essa si sviluppa. Perciò, per noi, entrare in chiesa significa avviarci allo spirito della preghiera. Il Signore si è compiaciuto di chiamare suo tempio il cuore dell’uomo. Entrandovi spiritualmente, noi ci presentiamo a Dio e suscitiamo in noi un moto di ascesa verso di Lui, simile al profumo che si leva dall’incenso. Cercheremo di apprendere come ciò si raggiunge. Raccogliendovi in chiesa, naturalmente, voi pregate, sebbene, compiendo in essa le vostre devozioni, certamente non le trascuriate a casa. Perciò potrebbe sembrare superfluo parlarvi del dovere che abbiamo di pregare, visto che voi pregate. Ma la realtà è ben diversa. Penso che non sia inutile indicarvi due o tre regole sul modo di pregare, che vi siano, se non d’insegnamento, almeno di avvertimento.

 

Quello della preghiera è il primo dovere di un cristiano. Se nella vita quotidiana è valido il principio: “Lo studio dura per tutta la vita”, esso si può applicare a maggior ragione alla preghiera, la cui azione non ammette discontinuità ed i cui gradi non conoscono limiti. Ricordo a questo proposito la saggia usanza degli antichi santi Padri, i quali, in occasione dei loro incontri, salutandosi s’informavano non della loro salute, né di altre cose, ma della preghiera. Si chiedevano a vicenda: “Come va, o, come procede la preghiera?”. L’attività della preghiera era per loro segno della vita spirituale ed essi chiamavano l’orazione respiro dello spirito. C’è il respiro fisico che prova che l’uomo vive, poiché quando viene meno il respiro, viene meno anche la vita. Così avviene anche nella vita spirituale: se c’è la preghiera, vive lo spirito; se questa è assente, non c’è neppure vita spirituale.

 

Tuttavia non sempre preghiamo quando recitiamo una preghiera o compiamo una devozione. Ad esempio, sostare davanti ad un’immagine sacra ed inginocchiarsi dinanzi ad essa non è ancora una preghiera, ma qualcosa di accessorio ad essa. Recitare a memoria le preghiere o leggerle da un libricino o ascoltarne la lettura fatta da un altro non significa pregare, ma è solo un modo o un mezzo per manifestare o far sorgere la preghiera. Essa, in sé, consiste nello sbocciare continuo nel nostro cuore di sentimenti di devozione a Dio, di sentimenti di umiltà, di dedizione, di gratitudine, di lode, di perdono, di intima adesione, di penitenza, di sottomissione alla volontà di Dio, ecc... Noi dobbiamo preoccuparci insomma che durante le nostre preghiere questi sentimenti, o altri ad essi analoghi, penetrino nella nostra anima, affinché, mentre leggiamo le preghiere o ne ascoltiamo la lettura e compiamo prosternazioni, il cuore non sia vuoto, ma sia informato da qualsiasi sentimento rivolto a Dio. Allorché sono presenti questi sentimenti, la nostra preghiera è veramente tale, mentre quando mancano, la preghiera non sussiste ancora.

 

Sembrerebbe che non ci sia cosa più semplice e più naturale per noi della preghiera o del volgere a Dio il nostro cuore. Eppure né in tutti né sempre si verifica questa condizione. Dobbiamo farla sorgere in noi e rafforzarla, oppure, il che è lo stesso, dobbiamo educare in noi lo spirito della preghiera. Il primo metodo da seguire consiste nel leggere o ascoltare una preghiera letta da altri. Compi le devozioni in modo conveniente e sicuramente risveglierai e rafforzerai l’elevazione del tuo cuore a Dio, o entrerai nello spirito della preghiera.

 

I nostri libri di devozione contengono le orazioni dei Santi Padri, Efrem Siro, Macario l’Egiziano, Basilio il Grande, Giovanni Crisostomo e di altri grandi maestri della preghiera. Poiché costoro erano pervasi dallo spirito della preghiera, essi esposero con parole ciò che questo spirito suggeriva loro e l’hanno trasmesso a noi. Dalle loro parole promana una grande forza di preghiera e chi con attenzione ed impegno interiore penetra in esse, per effetto della legge della reciprocità, inevitabilmente diviene partecipe di questa forza nella misura in cui il suo stato d’animo si avvicina al contenuto della preghiera. Per fare delle nostre devozioni uno strumento effettivo dell’educazione alla preghiera, è necessario che sia la mente che il cuore ne accolgano il contenuto. A questo proposito indicherò tre semplicissimi metodi: non iniziare le tue devozioni senza una, sia pur breve, preparazione; non compierle in qualsiasi modo, ma con attenzione e sentimento; infine non passare subito, dopo aver terminato le preghiere, alle occupazioni normali.

 

Ammesso pure che per noi la preghiera sia un’attività del tutto abituale, tuttavia ad essa deve precedere una preparazione. Che cosa c’è di più abituale della lettura e della scrittura per coloro che sanno leggere e scrivere? Ciononostante, quando ci sediamo per leggere o per scrivere, non iniziamo immediatamente questo genere di attività, ma indugiamo qualche minuto, per lo meno quanto basta per metterci in una posizione comoda. A maggior ragione è necessaria prima della preghiera una preparazione adatta ad essa, specialmente quando l’attività precedente era di un genere del tutto diverso. Pertanto, accingendoti alla preghiera, sia di mattina che di sera, fa una breve sosta, sedendoti o camminando, e sforzandoti in questo lasso di tempo di allontanare la mente da tutti i pensieri e da tutte le occupazioni di questa terra. Pensa poi chi è Colui al quale stai per rivolgerti con la preghiera e chi sei tu che stai per iniziarla, in modo che la tua anima stia davanti a Dio in uno stato di volontaria umiliazione e di rispettosa paura. In questo atteggiamento rispettoso di fronte a Dio consiste la preparazione; è poca cosa, ma non priva d’importanza. È questo il principio della preghiera ed un buon principio è già metà dell’opera.

 

Dopo aver assunto questo atteggiamento interiore, mettiti dinanzi ad un’immagine sacra e, dopo esserti inchinato alcune volte di fronte ad essa, comincia la solita preghiera: “Gloria a te, Dio nostro, Gloria a te” – “Re del Cielo, Paraclito, Spirito di verità, vieni e prendi dimora in noi…”, ecc… Non leggere in fretta, penetra in ogni parola e porta al cuore il significato di ogni termine, accompagnando la lettura con inchini. In questo consiste la lettura della preghiera, gradita a Dio ed apportatrice di frutti. Penetra in ogni parola e porta sino al cuore il senso di ogni termine, insomma cerca di comprendere quello che leggi e di sentire quello che comprendi. Non c’è alcun bisogno di altre regole. Questi due criteri – l’intelligenza ed il sentimento –, quando si realizzano nel modo dovuto, rendono la preghiera pienamente degna e le comunicano un effetto fecondo. Se leggi le parole della preghiera: “purificaci da ogni turpitudine”, sforzati di sentire la tua miseria, desidera la purezza e, pieno di speranza, chiedila al Signore. Quando leggi le parole: “E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, perdona nel tuo intimo a tutti e, con il cuore che ha perdonato tutto a tutti, chiedi a Dio perdono per te. Se leggi: “Sia fatta la tua volontà”, nel tuo cuore affida al Signore la tua sorte e manifesta la tua incondizionata prontezza di accettare tutto ciò che al Signore piacerà di mandarti. Se procederai così con ogni frase delle tue preghiere, queste saranno recitate in forma conveniente.

 

Per compiere le tue devozioni con maggior frutto, eccoti alcuni consigli: 1. Proponiti un determinato numero di preghiere[1], con l’approvazione del tuo padre spirituale, che non sia grande, ma tale che lo possa recitare senza fretta nell’ambito dei tuoi impegni quotidiani; 2. Prima di pregare, nei momenti liberi getta uno sguardo alle tue preghiere giornaliere, afferra con la mente il pieno significato di ogni parola e sforzati di sentirla, in modo da sapere precedentemente ciò che devi avere nell’anima ad ogni parola e sforzati di sentirla, in modo da sapere precedentemente ciò che devi avere nell’anima ad ogni parola. Sarà ancor meglio, se imparerai a memoria le preghiere fissate per ogni giorno. Se farai ciò, ti sarà ancora più facile comprendere e penetrare nel senso delle preghiere. Rimane una difficoltà: il pensiero distratto volerà sempre ad altri argomenti. Perciò è necessario questo terzo consiglio: 3. Dobbiamo sforzarci di mantenere desta l’attenzione, sapendo in precedenza che il pensiero cercherà di sfuggire. Poi quando durante la preghiera esso si distrarrà, richiamalo; sfuggirà di nuovo, di nuovo richiamalo. E così ogni volta. Ma allorché la lettura sarà fatta con distrazione – cioè senza attenzione e sentimento –, non dimenticare di ripeterla.

 
Finché il tuo pensiero non si sarà concentrato su un passo, rileggilo più volte e così riuscirai a penetrarvi con la mente ed il sentimento. Se supererai una volta questa difficoltà, essa forse non si presenterà successivamente, oppure non si presenterà con tale forza. Così dobbiamo comportarci, quando il pensiero sfugge o si distrae. Ma può verificarsi il caso che una parola talmente influisca sull’anima, che questa non si senta di andare oltre nella preghiera e, sebbene la lingua continui a leggere, il pensiero ritorna a quel passo che ha esercitato un effetto così profondo sull’anima. In questo caso vale questo quarto consiglio: 4. fermati e non leggere oltre; trattieni l’attenzione e il sentimento su quel passo, nutri con esso la tua anima o con quei pensieri che esso farà sorgere in te. E non allontanarti da questo stato; anzi, se ti mancasse il tempo, è meglio lasciare incomplete le preghiere, ma non distruggere questo stato d’animo. Esso ti accompagnerà e proteggerà forse anche per tutto il giorno come l’Angelo Custode! Effetti benefici di questo genere sull’anima durante la preghiera indicano che il suo spirito comincia a mettere radici in noi, per cui la conservazione di questo stato è il mezzo più utile per educare e rafforzare in noi lo spirito della preghiera.

 

Infine, quando termini le tue preghiere, non passare subito a qualsiasi altra occupazione, ma, sia pur brevemente, trattienti e pensa che cosa è avvenuto in te ed a che ti obbliga. Cerca di conservare anche per il tempo successivo, se ti è stato concesso di sentire qualcosa nel tuo animo durante la preghiera. Del resto, se uno ha recitato le sue preghiere con cura, non vorrà egli stesso passare subito ad altre occupazioni. Questa è la caratteristica propria della preghiera! Ciò che i nostri antenati dissero di ritorno da Costantinopoli: “Chi ha gustato il dolce, non vorrà l’amaro”, si verifica anche in quanti hanno bene pregato. Né si deve dimenticare che il gustare la dolcezza della preghiera è il fine della preghiera e che se le orazioni educano lo spirito della preghiera, ciò avviene proprio grazie a questo gusto.

 

Se metterete in pratica questi brevi consigli, ben presto vedrete il frutto dei vostri sforzi, nella preghiera. E chi ad essi si attiene anche senza seguire questa indicazione, naturalmente già gusta di questo frutto. Ogni preghiera lascia una traccia nell’anima; la sua continuazione ininterrotta nello stesso ordine la radicherà, mentre la sopportazione di questo sforzo produrrà anche lo spirito della preghiera. Che il Signore ce lo conceda per le preghiere della purissima nostra Signora Madre di Dio!

 

Io vi ho così indicato il primo, ed iniziale, metodo con cui educare lo spirito nella preghiera, cioè il compimento della preghiera conformemente al suo fine, a casa di mattina e di sera e qui in chiesa. Ma non è ancor tutto. C’è un altro metodo ed io, se Dio lo vorrà, ve lo indicherò domani.

 

21 novembre 1864

http://www.tradizione.oodegr.com/tradizione_index/insegnamenti/catechesisullapregteofane.htm

sábado, 27 de agosto de 2011

LA PRIÈRE DE JÉSUS [1] par Père CHRISTOPHOROS KLITOU


LA  PRIÈRE DE JÉSUS [1] par Père CHRISTOPHOROS KLITOU

La prière de Jésus est une prière simple utilisée tout au long de la journée pour garder notre esprit en Dieu, accomplissant ainsi l’injonction de Saint Paul : "Priez sans cesse". (1 Thess. 5:17). On la répète sans cesse, des centaines de fois tout au long de la journée et de la nuit, jusqu'à ce qu’elle devienne durablement implantée dans le cœur comme une "source jaillissante", une présence continue dans l'âme, un cri permanent vers le Seigneur. Elle est souvent, mais pas nécessairement, liée à la respiration, si bien qu'elle est prononcée (saint Grégoire le Théologien, saint Jean Chrysostome) "à chaque respiration." 

Il y a différentes étapes de la Prière de Jésus
On commence par la dire à haute voix, puis silencieusement avec les lèvres, puis avec l'esprit et puis en joignant l'esprit au cœur, la dernière étape est le don de la grâce qui a sa demeure dans le cœur. On peut continuer cette "prière incessante", même dans les activités normales de la vie, lorsqu’on lit ou écrit, et même pendant le sommeil, de telle sorte que le "corps dort", mais "le cœur veille." Puis, quand on se réveille, on constate que la prière continue par elle-même. C'est bien sûr dans le stade avancé de la prière.

Le choix de ce verset particulier "Seigneur Jésus-Christ, Fils de Dieu, aie pitié de moi pécheur" a un sens théologique et spirituel.
Tout d'abord, il est centré sur le nom de Jésus, car c'est le nom de celui que «Dieu a élevé," (Actes 5:31) le nom donné au Seigneur par Dieu lui-même (Luc 1:31), le "Nom qui est au dessus de tout nom." (Philippiens 2:9)
"Car il n'y a pas d'autre nom donné parmi les hommes, par lequel nous devions être sauvés." (Actes 4:12)
Toute prière pour les chrétiens doit être effectuée au nom de Jésus: "si vous demandez quelque chose en mon nom, je le ferai." (Jean 14:14)
La prière est adressée à Jésus comme Seigneur et Christ et Fils de Dieu car c'est le centre de toute la foi révélée par Dieu dans l'Esprit.
Que Jésus est le Christ, et que le Christ est le Seigneur est l'essence de la foi chrétienne et le fondement de l'Église chrétienne. Croire et proclamer ceci est accordé par le Saint-Esprit. "Personne ne peut dire que Jésus est le Seigneur si ce n’est par le Saint-Esprit." (I Corinthiens 12:3) «afin… que toute langue confesse que Jésus Christ est le Seigneur à la gloire de Dieu le Père." (Philippiens 2:11)

La deuxième partie de la prière: «Aie pitié de moi pécheur» est la prière du publicain. Lorsque elle est prononcée avec une humble conviction elle apporte la justification divine. (Luc 18:9-14) De manière générale, la miséricorde divine est ce dont l'homme a le plus besoin. C'est pour cette raison qu’on trouve partout d’innombrables répétitions de la demande de la miséricorde du Seigneur dans les prières de l'Église.

Mais prier sans cesse est plus facile à dire qu'à faire. Comment peut-on commencer à s’entraîner soi-même à conserver le souvenir de Dieu toute la journée et pour finir toute la nuit ?

Le débutant devrait prendre les choses très lentement au début, en établissant dans son emploi du temps quotidien un temps donné qu'il va utiliser pour sa prière quotidienne. Chaque personne désirant vivre la vie spirituelle doit avoir sa propre règle de prière. Elle doit être brève et régulière, telle qu'elle puisse être maintenue dans toutes les conditions et les circonstances. Dans cet ensemble de règles de prière, les prières de l'Église doivent être utilisées, la prière du Seigneur et celles du livre de prières.

Les temps de prière sont très importants, et ne devraient pas négligés pour une quelconque raison , même lorsque l'on prie continuellement dans son cœur. Tel est l'enseignement et la pratique des saints. Cela donne de la discipline dans la prière et fournit une instruction et une inspiration dans la prière qui sont parfaitement dignes de confiance, solides et dont la puissance a été démontrée dans la vie des saints. Dans le temps de prière qui a été fixé on peut introduire la prière de Jésus en la disant à haute voix avec les lèvres. Au début, le novice doit réduire au minimum et peut-être se limiter à seulement une centaine de prières pour commencer. Pour tenir le compte de la prière un komboskini (ou tchotki) devrait être utilisé. Le komboskini normal est une corde de prière (chapelet) comportant 100 nœuds. Le komboskini est également une aide pour se concentrer sur la prière. Pendant la prière, il est important de se détourner de nos habituels soucis et préoccupations, rassembler nos pensées dispersées, pour ainsi dire fermer la porte de l'âme contre tout ce qui est mondain, et de diriger toute notre attention vers Dieu. Puis, sans hâter la prière, essayer de rester concentré sur la prière en essayant d'être attentif à chaque mot qui sort de la bouche. Vous pourrez remarquer que même après seulement quatre ou cinq récitations de la prière, l'esprit a déjà perdu sa concentration sur la prière et a commencé à vagabonder et à penser à d’autres choses qui paraissent importantes. Cela est naturel et prévisible à ce stade. C'est l'étape du débutant. Il faut du temps, de la pratique et de la croissance pour maîtriser la science de la prière, nous ne pouvons pas attendre d'un enfant qu’il agisse comme s’il était diplômé de l'université. Quand nous sommes débutants, nous devons faire face à des difficultés et faire des erreurs. Nous allons prier d'une manière imparfaite. Donc, ayant cela à l'esprit, il ne faut pas perdre espoir ni courage si l’on ne parvient pas à se concentrer, ni perdre tout intérêt à prendre l'habitude de la prière, mais il faut seulement rediriger son esprit vers la prière. Il y faut beaucoup de travail, de l’acharnement et de la persévérance comme le demande l’acquisition d’une maîtrise de n’importe quelle compétence. N'essayez pas de faire plus d'un komboskini (100 prières de Jésus) jusqu'à ce que vous vous soyez accoutumés à la prière. 

Pour le reste de la journée utilisez de courtes prières demandant à Dieu de bénir tout ce que vous faites. Par exemple, au réveil louez Dieu pour la nouvelle journée, remerciez-le de vous extraire du sommeil et demandez-Lui de bénir votre journée. Si vous avez une règle de prière pour le matin, faites vos prières et demandez-Lui de bénir votre petit déjeuner ou votre boisson du matin. Lorsque vous quittez votre maison pour aller travailler, demandez-Lui de bénir votre départ et de veiller sur votre retour. Quand vous montez dans votre voiture demandez-Lui de bénir votre voyage, quand vous commencez votre travail demandez-Lui de bénir votre tâche et votre lieu de travail. Demandez-Lui de bénir et d'éclairer vos collègues de travail qui travaillent à côté de vous, vous ne rencontrerez pas de problèmes d'humeur ni de stress lié à la jalousie. En fait, en tout nous devons d'abord demander à Dieu de bénir nos actions et de cette manière nous allons prendre l'habitude de nous souvenir de Dieu toute la journée. Il s'agit d'une forme de prière incessante et qui peut facilement être adaptée à notre vie. Lorsque nous avons maîtrisé ce stade, nous pouvons alors passer à l'étape suivante et dire la prière de Jésus, non seulement au moment que nous avons fixé pour la prière, mais à chaque occasion où nous n'avons pas à nous concentrer sur notre travail. Par exemple lors de notre pause café et au moment des repas ou si notre travail ne mobilise pas notre esprit, ou sil ne demande pas de concentration, ce sont alors d'excellentes occasions pour s'exercer à dire la prière. Dans ces moments la prière doit être dite silencieusement sinon les gens vont penser que quelque chose ne tourne pas rond chez vous. Peu à peu, vous remarquerez une différence en vous-mêmes. Vous vous verrez récitant la prière sans même avoir conscience de la prière. La prière deviendra alors une partie de votre vie et bientôt vous vous demanderez comment vous avez vécu sans elle. 

  • et lire le texte fondamental de Geronda Placide ci-dessous :
 >> Prière de Jésus et prière du coeur - par l'archimandrite Placide (Deseille)


LA  PRIÈRE DE JÉSUS [2] par Père CHRISTOPHOROS KLITOU


La prière de Jésus est essentiellement utilisée de trois manières différentes.
D'abord comme verset utilisé pour la «prière du cœur», en silence, dans la méthode de la prière hésychaste. Deuxièmement comme prière continuelle mentale et incessante des fidèles en dehors de la tradition hésychaste, selon la méthode que nous avons décrite plus haut, et troisièmement, en tant que prière brève utilisée pour éloigner les tentations. Bien sûr, dans la vie réelle d'une personne ces trois utilisations de la prière sont souvent en interrelation et associées.
La deuxième utilisation de la prière de Jésus (en dehors de la méthode hésychaste pour la prière incessante) est de répéter la prière sans cesse et sans cesse, quelle que soit notre activité, sans employer de postures corporelles ou de techniques de respiration particulières.


C'est la méthode enseignée par saint Grégoire Palamas, dans son discours sur la prière mentale courte incessante qui est le devoir de tous les chrétiens. Tout le monde peut la faire, quelle que soit sa profession ou sa position dans la vie. Ceci est également montré dans le livre "La voie du Pèlerin russe ", que tout pratiquant sérieux de la Prière de Jésus doit lire.
Le but et les résultats de cette méthode de prière sont ceux généralement de toute prière: pouvoir être continuellement uni à Dieu par le souvenir incessant de sa présence et l'invocation continuelle de son nom.

La troisième méthode d'utilisation de la prière de Jésus vise à être toujours prêt pour les moments de tentation. De cette façon, comme dit Saint Jean Climaque, vous pouvez "fouetter vos ennemis" –c’est à dire les tentations – avec le nom de Jésus, car il n'est pas d’arme plus efficace dans le ciel ou sur terre." (L'échelle du Paradis, étape 21 ) Quand on pratique la "prière du cœur" incessante, lorsque les tentations du péché entrent dans le cœur, elles sont accueillies par la prière et sont vaincues par la grâce.


Mais pour revenir à la première méthode, l'utilisation de la prière de Jésus dans la méthode de prière hésychaste appelée "prière du cœur" cela nécessite toujours et sans exception les conseils d'un guide spirituel. Il ne faut en effet pas utiliser cette méthode en étant dépourvu d’une authentique humilité, d’une bonne santé mentale, et de toute la sagesse et la paix requises. Utiliser cette méthode sans être guidé, ou sans humble sagesse, c'est courir à coup sûr au désastre spirituel, de par les tentations nombreuses qui l’accompagnent habituellement. Elle est généralement utilisée avec les aides qui favorisent la concentration de la prière. On est assis sur un banc dans l'obscurité totale ou à la seule lumière d'un cierge ou d’une veilleuse, la tête baissée et les yeux dirigés vers sa poitrine. On répète sans cesse la prière à chaque respiration, plaçant son « esprit dans son cœur» par l'attention concentrée. Ainsi, lors de l’inspiration on dit la première partie de la prière: «Seigneur Jésus-Christ, Fils de Dieu» et lors de l’expiration on dit la deuxième partie « aie pitié de moi pécheur. » Respirer de cette façon permet de se concentrer sur les mots de la prière en gardant l'esprit près de la région du cœur et devient vite conscient du rythme des battements cardiaques qui à leur tour l'aide rythment la prière. Très rapidement la personne sent son cœur se réchauffer peu à peu jusqu’à le sentir comme en feu. Dans cet état, on peut trouver une douceur ineffable envahissant son âme. Nous ne devrions cependant pas rechercher cette douceur car de telles consolations ne sont pas toujours d'origine divine. Nous devrions plutôt louer Dieu que la prière soit devenue une bénédiction dans notre vie chrétienne. C'est en fait une étape très naturelle de la prière que beaucoup de gens interprètent mal comme la grâce de l'Esprit Saint. Ils deviennent enflés d'orgueil, pensant qu'ils ont réussi en peu de temps tout ce que de nombreux moines ne réalisent même pas dans une vie entière de prière. La grâce de Dieu ne vient pas en utilisant des méthodes mécaniques de concentration. C'est pourquoi les Pères ne cessent de nous avertir des dangers de ces techniques qui ne devraient être tentées qu’avec les conseils d'un père spirituel expérimenté dans la prière du cœur. L'évêque Théophane (1815-1894) dit que les postures corporelles et les techniques de respiration ont été pratiquement interdites en son temps car, au lieu d’obtenir l'Esprit de Dieu, les gens ne réussissaient qu'à «ruiner leurs poumons." (L'art de la prière, Higoumène Chariton) Ainsi,les aides mécaniques ou les techniques mentales ne sont pas du tout nécessaires. Ce qui est important, c'est de prier avec humilité, sans attendre de récompense. Au moment opportun Dieu intensifiera et renforcera votre prière et au moment où Dieu le permettra, à la prière deviendra automatique. Sans effort la prière se répètera dans votre cœur sans que vous puissiez faire autrement et non seulement lorsque vous serez éveillé, mais aussi pendant votre sommeil. Car, comme il est dit dans l'Écriture Sainte: «Je dors, mais par cœur veille » (Cantique des Cantiques 5: 2) Cette étape est accompagnée de larmes, pas des larmes sentimentales, mais les larmes incontrôlables du repentir. Et les larmes sont nécessaires comme partie intégrante de la vraie prière. Elles purifient le cœur de toutes les souillures que le Christ dit cachées dans le cœur et les remplace par l'amour de Dieu et de toute la création. Avec un cœur pur, Dieu peut maintenant y élire sa demeure. C'est la dernière étape de la prière. La grâce du Christ vit dans le cœur. Nous devenons la demeure de Dieu, Il vit en nous et nous devenons le temple de Dieu, et le souvenir de Notre Seigneur n'est pas perturbé par les soucis terrestres, et l'esprit n’est pas distrait par des pensées soudaines. C'est alors le royaume de Dieu dont le Christ a dit qu’il est en nous. Cette étape est liée à la vision de la Lumière incréée que nous lisons dans la vie des saints, mais elle n'est pas réservée seulement aux grands saints. Nous sommes tous appelés à être saints et la prière incessante - la prière du cœur de l'Église orthodoxe a depuis deux mille ans prouvé que son usage correct peut ouvrir les portes du Royaume à tous ceux qui le cherchent.
http://priere-orthodoxe.blogspot.com/

segunda-feira, 15 de agosto de 2011

Comunione e solitudine: conflitto o armonia? (Metropolita Kallistos Ware)

Archive for the ‘Kallistos Ware – Metropolita di Diokleia’ Category

Comunione e solitudine: conflitto o armonia? (Metropolita Kallistos Ware)

La Preghiera del Cuore


 parte prima

Dal cuore nascono impulsi insondabili come pure i sentimenti, gli stati d'animo e i desideri consci. [...] il cuore ha le sue ragioni ed e' il centro della percezione e della comprensione.  [...] il cuore e' la sede della volonta': esso fa progetti e perviene a decisioni giuste.  Il cuore, quindi, e' l'organo centrale e unificante della nostra vita personale.  Il nostro cuore determina la nostra personalita' ed e' [...] luogo della preghiera.  La preghiera del cuore e' una preghiera che si rivolge a Dio dal centro della persona e, quindi, coinvolge la nostra umanita' nella sua totalita' e integrita'. [...]  Percio', la preghiera del cuore e' la preghiera della verita'. [...] E' questo cuore pieno di pace che attirera' coloro che brancolano alla ricerca della loro strada nella vita.
[Henry J.M. Nouwen, La via del cuore - la spiritualita' del deserto, Queriniana, Brescia, 2000]

La Preghiera del cuore, parte seconda

La preghiera del cuore si fonda sul silenzio, sulla quiete (hesychia).  E' un riposo in Dio in mezzo ad una lotta quotidiana molto dura.  La preghiera e' parola che porta frutto, e' parola che emerge dal silenzio ed in esso ritorna.  Il silenzio ci rende pellegrini, custodisce il nostro fuoco interiore e ci insegna a parlare, quindi a creare.
"Il silenzio e' una qualita' del cuore che puo' restare con noi anche mentre stiamo parlando con gli altri." [H. J. M. Nouwen, La via del cuore - la spiritualita' del deserto, Queriniana, Brescia, 2000]
La preghiera del cuore si fonda su tre elementi principali:
1) E' breve - e' semplice ripetizione di un'unica parola o frase
2) E' incessante - con la ripetizione, la preghiera entra nel cuore, si fa respiro
3) E' onnicomprensiva - tutto cio' che e'  in noi si trasforma in preghiera.
Per fare un esempio... "Il Signore e' il mio pastore", se ripetuto molte volte, infonde un senso di sicurezza, di protezione.  La preghiera diventa parte integrante di noi, ci crediamo senza farci troppe domande.
Spero che questi due post sulla preghiera possano ispirarvi.  Vi saluto con un pensiero di Teofane il recluso:
"Pregare e' discendere con la mente nel cuore e qui continuare a restare dinanzi al volto del Signore, onnivegente, dentro di te."


Una bellissima icona moderna del Santo Volto

http://sacredpath.splinder.com/post/7619705/la-preghiera-del-cuore-parte-seconda

0bras deTeofane il Recluso

  1. Non seguite l’inganno dei progressisti! (Teofane il Recluso) Teofane il Recluso Sono molto contento che abbiate accolto di cuore ciò che vi ho...
  2. Iniziare a pregare (Teofane il Recluso) (1a) La preghiera è la prima opera nella vita cristiana. Se per gli affari di tutti...
  3. Preghiera mentale (Teofane il Recluso) (2a) La prima parte Ieri, ti ho mostrato come pregare coerentemente con il significato della preghiera....
  4. Preghiera incessante (Teofane il Recluso) (3a) Ti ho spiegato brevemente due aspetti o due gradi della preghiera: quella letta, che consiste...
  5. Come pregare a casa? (Teofane il Recluso) Angolo per icone Affrettatevi, uscita dalla chiesa, ad andare direttamente nella vostra camera, salutate l’icona...
  6. Una vita di preghiera ovvero preghiera e virtù (Teofane il Recluso) (4a e ultima parte) Ti ho parlato tre volte della preghiera. Ho considerato la preghiera letta con attenzione, quella...

Sulla libertà, l'apertura e lo zelo dell'uomo rispetto all'azione della Grazia (Teofane il Recluso)


  1. Preghiera incessante (Teofane il Recluso) (3a) Ti ho spiegato brevemente due aspetti o due gradi della preghiera: quella letta, che consiste...
  2. Una vita di preghiera ovvero preghiera e virtù (Teofane il Recluso) (4a e ultima parte) Ti ho parlato tre volte della preghiera. Ho considerato la preghiera letta con attenzione, quella...
  3. Iniziare a pregare (Teofane il Recluso) (1a) La preghiera è la prima opera nella vita cristiana. Se per gli affari di tutti...
  4. Come pregare a casa? (Teofane il Recluso) Angolo per icone Affrettatevi, uscita dalla chiesa, ad andare direttamente nella vostra camera, salutate l’icona...
  5. Non seguite l’inganno dei progressisti! (Teofane il Recluso) Teofane il Recluso Sono molto contento che abbiate accolto di cuore ciò che vi ho...
  6. Sulla libertà, l’apertura e lo zelo dell’uomo rispetto all’azione della Grazia (Teofane il Recluso) Teofane il Recluso L’Unigenito Figlio di Dio, incarnandosi per noi e soddisfacendo con la morte...

Preghiera mentale (Teofane il Recluso)

La luce della Teofania

Diario della preghiera - parte I

Una vita di preghiera ovvero preghiera e virtù (Teofane il Recluso)